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  • Breve storia di Trieste

  • Breve storia dell'Istria

  • Breve storia di Gorizia e Gradisca
  • Markgrafschaft Istrien
    Margraviato d’Istria
    Markgrofovija Istra

    Stemmi, colori e lingue parlate al 1910

    Stemma grande
    (disegnato da H.G. Ströhl)
     
    Serbo-croato 44%
    Italiano 38%
    Sloveno 14%
    Tedesco 3%
    altre lingue 1%
    Vedi qui per ulteriori dati statistici e geografici

    Breve storia dell'ISTRIA

    Il nome Istria deriva da quello dei suoi antichi abitanti, di probabile origine illirica: gli Istri (Histri). Essi, assieme ad altri popoli (Giapidi, Liburni, Carni, e altri) diedero vita alla cultura dei Castellieri.

    Gli Istri erano dediti alla pirateria ed interferivano con i traffici economici di interesse per i Romani.

    La Porta Orientale (anche detta valico di Nauporto - l'attuale Vhrnika - e situato sulle Alpi Giulie tra le odierne Postojna e Lubiana) era ritenuta a rischio di invasioni di popoli barbari.

    Nel 181 a. C., i Romani fondarono Aquileia con lo scopo di fornire una base alle truppe che sarebbero state impiegate per pacificare i turbolenti territori dell’alto Adriarico.

    Nel 178 a. C. iniziò la guerra contro gli Istri e che terminò nel 177. In tal modo ebbe fine la civiltà dei Castellieri e l’Istria seguì per quattro secoli le vicende dell’impero romano.

    Nel sesto secolo dopo Cristo l’Istria venne conquistata dai Goti e a questi sottratta poi dall’imperatore bizantino (539 d.C.).

    I Longobardi, nel 601, penetrarono all’interno dell’Istria fino al fiume Quieto, razziando, uccidendo e riducendo in schiavitù la popolazione. In aggiunta, un’epidemia di peste sterminò parte della popolazione.

    Più tardi, nel 751 circa i Longobardi, con il re Aistulf, o Astolfo, si impossessarono dell’Istria ad eccezione di alcune località costiere, tra di esse rimase libera dalla dominazione longobarda, Capodistria.

    Nel 774 l’Istria ritornò ai Bizantini.

    Nel 788 d.C. venne sottomessa da Carlo Magno e annessa al regno dei Franchi. Venne assegnata al duca Giovanni, discendente del re longobardo Astolfo. Siccome le terre coltivabili erano deserte a causa delle epidemie, delle guerre e delle scorrerie dei barbari, il duca Giovanni vi insediò popolazioni slave provenienti dalla Carniola.

    Nel 803 venne istituita la “Marchia Austriae et Italiae” che comprendeva il Friuli, la Carinzia, la Carniola e l’Istria, la quale faceva parte della Marca del Friuli, come contea.

    Nel 828 l’imperatore Lodovico divise la Marca del Friuli in quattro parti e così l’Istria e il Friuli fecero parte nella Marca d’Aquileia.

    Nel 895 Beregario, re d’Italia, nominò Grimoaldo marchese del Friuli e dell’Istria.

    Nel 924 morto Berengario, per limitare la potenza dei margravi del Friuli, il re Ugo di Provenza staccò l’Istria dal Friuli e nominò marchese Wintero.

    Nel 933, con la pace di Rialto, Venezia ottenne il riconoscimento, dai rappresentanti del regno dei Franchi, del diritto di navigare e commerciare lungo le coste dell’Istria, diritto che era stato minacciato dai pirati narentani e dai croati.

    Dalla metà del X secolo d.C. l’Istria formò un Margraviato, o Marchesato, autonomo dal Friuli, che appartenne poi a lungo al Ducato di Carinzia. L’Imperatore Ottone II la concesse infatti ad Enrico I Duca di Carinzia e da allora i Margravi dell’Istria furono spesso principi carinziani.

    I Patriarchi di Aquileia entrarono in possesso, attorno al 1077, del Marchesato d’Istria che comprendeva anche una cospicua parte della regione che in seguito venne chiamata Carniola. Attorno al 1170 l’Istria divenne un possedimento dei Conti di Andrechs-Merania quando il Conte Berthold III, Duca di Dalmazia e imparentato con la casa dei principi di Carinzia, diventò Margravio.

    A lui successe nel 1188 suo figlio Berthold IV e nel 1204 gli successe il quarto figlio, il Duca Enrico di Dalmazia, che assunase il nome di Enrico IV.

    Nel 1208 Enrico IV venne messo al bando perchè ritenuto complice nell’assassinio di Filippo di Svezia. Dopo varie vicissitudini al patriarca Volchero (Wolfger) von Ellenbrechtskirchen venne assegnato il marchesato d’Istria. Da quel momento i patriarchi furono sia principi dell’impero che marchesi d’Istria fino al 1420, anno della fine del potere temporale dei Patriarchi.

    L’Istria austriaca si formò quando la Contea di Pisino (Mitterburg) andò ai Conti d’Istria, assieme a Gorizia e alla signoria di Castua.

    Il resto dell'Istria formava invece l’Istria veneziana, che comprendeva tutta la costa occidentale e parte di quella orientale.

    I Cicci, popolazioni romene dedite alla pastorizia, si stabilirono in Istria tra il XIV e XVI secolo perchè in fuga dalle invasioni delle loro terre da parte dei Turchi.

    Nei secoli XVI e XVII i Vlasi o Morlacchi, popolazioni di lingua neolatina, stanziati in alcune zone delle attuali Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia e Montenegro, per sottrarsi alle violenze delle invasioni dei Turchi, si trasferirono nell’area del Quarnero e nell’Istria.

    Un’altro popolo, quello degli Uscocchi, proveniente dalla Bosnia, era in fuga dalle scorrerie turche. In un primo momento si erano stabiliti a Clissa presso Spalato. Quando i Turchi presero Clissa, gli Uscocchi, ottennero dall’Austria il permesso di stabilirsi a Segna. Da qui, sotto una mal celata protezione austriaca insediarono, con azioni piratesche, le rotte marittime della Serenissima e contrastarono i Turchi per un periodo di circa ottant’anni. Nel 1592 furono attaccati senza successo dai Veneziani, e più tardi furono il pretesto per lo scoppio della guerra di Gradisca (1616-1617) tra Venezia e l’Austria. Con la vittoria veneziana e la conseguente pace di Madrid (1617) gli Uscocchi vennero trasferiti nell’interno (nei pressi di Karlovac e sui Monti degli Uscocchi).

    Durante il XV e il XVI secolo furono frequentissime le epidemie di peste che furono responsabili di un grandissimo numero di morti. Tra il 1630 e il 1631 vi fu una estesa epidemia di peste, nell’Istria Veneta si contarono solo 40.000 superstiti.

    Dopo la pace di Campoformido (1797) l’Austria entrò in possesso anche della parte veneziana dell’Istria e altri possedimenti che erano appartenuti alla Repubblica di Venezia. L’Austria non si presentò come conquistatrice ma come erede di Venezia, infatti rispettò le istuituzioni locali e le autonomie già presenti, così come la lingua ed il commercio.

    In conseguenza della pace di Preßburg l’Austria dovette rinunciare ai possedimenti già veneziani cedendoli alla Francia (1805).

    Venne così formato il Dipartimento dell’Istria (capitale Capo d’Istria). Napoleone I nominò nel 1808 il Maresciallo Bessières “Duca d’Istria”. Più tardi venne unita alle provincie Illiriche.

    Nel 1813 questi territori tornarono nuovamente in possesso dell’Austria e dal 1815 l’Istria formò di nuovo parte integrante della Monarchia austriaca.

    Negli anni dal 1815 al 1817 nell’Istria, come in gran parte d'Europa, la popolazione venne decimata dalle epidemie.

    Nel 1861, in seguito al generale riordino dell’Impero Austriaco, fu creata a Parenzo la Dieta Provinciale Istriana, che divenne la sede della manifestazione delle istanze autonomistiche e irredentistiche, già manifestatesi nei moti del 1848-1849. I rapporti degli istriani di lingua italiana con quelli di lingua slovena e croata, segnati da una secolare pacifica convivenza, si deteriorarono a causa del crescente nazionalismo.
    Nel 1894 vi fu a Pirano una sommossa contro la giusta introduzione delle tabelle bilingui; la contrapposizione interetica stava sempre più prendendo piede.
    L’Austria abolì le decime e ogni altra prestazione servile legata ai lavori agricoli. Vennero facilitate le comunicazioni, favorito il commercio, garantita l’equità fiscale, strutturato un sistema burocratico efficiente e garantito un buon livello di istruzione pubblica.

    Nel XIX secolo la popolazione dell'Istria aveva come centri commerciali di riferimento le città di Trieste, Pola e Fiume.
    L’Istria settentrionale gravitava, dal punto di vista economico, su Trieste, città che stava diventando uno dei centri più importanti della Monarchia asburgica, infatti molte persone vi trovarono con facilità impieghi stabili o temporanei. Il retroterra agrario e rurale produceva merci e prodotti quasi interamente per la città in grande espansione economica e demografica a sua volta Trieste inviava in Istria i prodotti industriali.

    Tutti questi avvenimenti e realizzazioni infrastrutturali fecero sì che l’economia della penisola istriana ne traesse grandi benefici.

    Nel 1918, con la dissoluzione dell’Impero Austro Ungarico, l’intera regione fu occupata dall’Italia, che potè annetterla nel 1921 grazie ai Trattati internazionali di pace. La popolazione istriana di lingua croata e slovena iniziò a subire un processo di discriminazione, di emarginazione sociale e culturale, che ebbe lo scopo nefasto di creare un solco profondo tra le varie etnie istriane.


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    POLA

    Pola divenne colonia romana attorno al 40 a.C. con il nome di Pietas Iulia.

    Nei secoli successivi vi furono periodi di splendore e di impoverimento, venne coinvolta da forti correnti migratorie e subì diversi domini.

    Durante le guerre contro i Goti divenne base dell’esercito bizantino.

    Come il resto dell’Istria, fu dominata dai Franchi, dai Patriarchi di Aquileia e dal 1330 da Venezia.

    A causa delle epidemie di peste e, circondata da paludi, di malaria, la popolazione, attorno alla metà del XVII sec. era ridotta a sole 500 anime. La città venne ripopolata da Venezia con immigrazioni pianificate di popolazioni slave, greci e albanesi.

    Pola diventò una importante città militare dopo il 1853, quando la sede della base della Marina da Guerra Austriaca fu trasferita da Venezia, a seguito della insurrezione lì avvenuta del 1848.
    Nel 1856 a Pola fu fondato l’Arsenale e nel 1864 vi si insediò l’Ammiragliato, che in precedenza aveva sede a Trieste. Il collegamento ferroviario, costruito nel 1876, collegava Pola e la penisola istriana alla rete ferroviaria europea. In questo periodo la città ebbe un impetuoso sviluppo demografico: la popolazione raggiunse circa 40.000 abitanti nel 1910.


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    PISINO

    Questa cittadina, sede amministrativa e importante incrocio stradale e centro commerciale, occupa un posto di rilievo nella storia della penisola istriana.

    Nel 929 Ugo di Provenza Re d’Italia donò al Vescovo di Parenzo il Castrum Pisinum. Il dono fu confermato dall’Imperatore Ottone II il Sanguinario, nel 983, al Vescovo Andrea.

    Nei primi decenni del XII sec. i Vescovi di Parenzo nominarono loro amministratore (Advocatus) Mainardo di Schwarzenberg, rappresentante della casa comitale degli Eppenstein. Egli ebbe l’incarico di ripopolare le campagne deserte di Pisino e Pedena con popolazioni slave della Carniola. Ad un certo punto si sottrasse all’autorità del Vescovo di Parenzo e fondò la Contea di Pisino. In seguito la sua autorità fu confermata dal Marchese Enghelberto III di Sponheim, di nomina imperiale (1158) e anche dal Vescovo di Parenzo (1175).

    Alla morte di Mainardo, i beni andarono alla figlia maggiore che sposò Enghelberto III Conte di Gorizia e Advocatus della Chiesa di Aquileia. Così la Contea di Pisino, formata in seno al Marchesato d’Istria, ma indipendente da esso, venne a far parte della Contea di Gorizia.

    In seguito il Conte di Pisino Alberto IV morì nel 1374 senza lasciare eredi. In base ad un accordo sottoscritto nel 1362 con i duchi d’Austria, il possedimento passò agli Asburgo.

    Le epidemie di peste si susseguirono nei secoli: nel 1630 Pisino perse metà della popolazione.

    Fece parte delle Province Illiriche dal 1810 al 1813. Tornò all’Austria nel 1815, dopo il Congresso di Vienna.

    Dal 1825, fu la capitale amministrativa di tutta la provincia istriana, dipendente dal Governatorato di Trieste.

    Nel 1844 Pisino ospitò l’Imperatore Ferdinando I, assieme alla consorte Marianna, in visita alle loro terre istriane.

    Nel 1852 vi transitò l’Imperatore Francesco Giuseppe diretto a Trieste.

    Nel 1861 perse il ruolo di capoluogo dell'Istria in favore di Parenzo.


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    CAPODISTRIA

    Si pensa che furono i Romani a colonizzare un’isola vicina alla costa e a darle il nome di Insula Capris.

    Alla caduta dell’Impero romano, entrò a far parte dei territori bizantini.

    Dopo le invasioni degli Avari, subì l’invasione longobarda del 568. In questa occasione l’Imperatore Giustino II permise ai fuggiaschi del territorio circostante di stabilirsi in quella cittadina che, in suo onore, venne chiamata Giustinopoli.

    Nel 788 i Franchi occuparono l’Istria e sottoposero la provincia al Marchese d’Istria.

    Nel 932 venne siglato un patto commerciale con Venezia, e altri seguirono nel 1000, 1145 e 1182.

    Nel 1208 i Patriarchi furono eletti Marchesi d’Istria. Nel 1210, scelsero la città come capitale amministrativa dei loro possedimenti istriani e la battezzarono Caput Histriae.

    Varie volte Capodistria tentò di liberarsi, inutilmente, dal giogo di Venezia (1278, 1287, 1348).

    Dopo il tentativo del 1278, i Veneziani fecero abbattere le mura, le torri fortificate, imposero un podestà veneto e pretesero atto di piena sottomissione.

    Nel 1287, con la pace di Treviso tra i Patriarchi e la Serenissima, la città divenne anche giuridicamente un possedimento di Venezia.

    Nel 1478 fu invano assediata dai Turchi che seminarono distruzione e morte nei dintorni.

    Nel 1572 scoppiò un terribile pestilenza che ridusse la popolazione da 10.000 a 3.000 abitanti. Intorno al 1630, un’altra epidemia di peste ridusse la popolazione da 5.000 a 1.800 persone.

    Nel 1615-1617 subì danni pesantissimi a causa della Guerra degli Uscocchi.

    La proclamazione di Trieste quale porto franco, nel 1719, segnò il crollo economico della città di Capodistria, ancora sotto Venezia.

    Nel 1797 iniziò l’amministrazione austriaca, interrotta dalla parentesi napoleonica (1809-1013).

    Nel 1815, dopo il Congresso di Vienna, tornò a far parte della monarchia asburgica.

    Nel 1882 nacque la Società di navigazione “Capodistriana” e la città assunse un ruolo importante nel commercio marittimo e nel traffico passeggeri.

    Nel 1902 venne ultimata la “Ferrovia Parenzana” che univa Trieste a Parenzo passando per Capodistria.

    Nel 1910 vi si svolse la prima Esposizione Provinciale Istriana.


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    PARENZO

    Castrum romano già nel II sec. a.C., divenuto poi municipium ai tempi di Ottaviano, nella prima metà del sec. I d.C., fu elevata a colonia con il nome di Colonia Iulia Parentium.

    Nel IV e V secolo a.C., fu munita di mura sulle cui fondamenta furono poi erette sia le fortificazioni parentine che veneziane.

    Dopo il crollo dell’Impero romano, Parenzo fece parte del regno di Odoacre dal 476 al 493, e poi di quello di Teodorico.

    Nel 539 venne in possesso dei Bizantini.

    Nel VII secolo iniziarono le devastanti invasioni barbariche e nello stesso secolo iniziò il lento insediamento pacifico di famiglie slave nell’agro parentino quasi completamente disabitato.

    Nel 715 Astolfo re dei Longabardi si impossessò dell’Istria.

    Nel 774 Parenzo tornò sotto i Bizantini ma già nel 788 fu conquistata da Carlo Magno. In questo periodo il Vescovo assunse un potere enorme, diventò un Grande dell’Impero, principe temporale e dipendente unicamente dal tribunale imperiale.

    Nei secoli IX e X ci fu un periodo di una grande povertà; il vescovado di Parenzo fu, invece, il feudo più ricco e più vasto della penisola istriana.

    Nel 1150, nella speranza che Venezia potesse favorire Parenzo proteggendo i suoi traffici mercantili, la città istriana firmò un patto di fedeltà.
    I rapporti tra il Municipio e il Vescovo andarono sempre più deteriorandosi. Alla fine, nel 1194, la città potè eleggersi libero comune perchè i Marchesi d’Istria si disinteressarono delle vicende delle terre istriane.
    La speranza di trarre vantaggi dal patto di fedeltà con Venezia fu delusa dalla politica monopolizzatrice della città lagunare e nel 1207 Parenzo cercò, invano, di rendersi libera.

    Nel 1209 il marchesato d'Istria passò ai Patriarchi di Aquileia che abolirono i poteri e libertà comunali.

    Seguirono decenni di contrapposizione con le autorità ecclesiastiche e nel 1266 il Patriarca obbligò Parenzo a giurare fedeltà alla Chiesa di Aquileia.

    Nel XIII secolo Capo d’Istria si era alleata con i Conti di Gorizia e nel 1267, mosse in armi contro Parenzo che, per sottrarsi alla rivale, si diede a Venezia.

    Nel 1354 fu devastata dai Genovesi, in guerra per il predominio commerciale con l’Oriente.

    Nel 1361 vi fu un’epidemia di peste che mietè moltissime vittime. Altre epidemie si ebbero in seguito e nel secolo successivo (il XV) si ripeterono per quattro volte (1456, 1473, 1487).
    Nel 1456 addirittura il cimitero non fu sufficiente a contenere tutte le salme.

    Nel XVI secolo vi fu la guerra tra Venezia e l’Austria e il territorio subì gravi devastazioni.

    La peste continuò ad infierire e il Senato veneziano decise di insediare Parenzo e dintorni con i profughi che fuggivano dall’avanzata dei turchi Ottomani. Queste popolazioni, per lo più Morlacchi, venivano da territori corrispondenti alle attuali Albania, Bosnia, Erzegovina, Grecia.

    Nel XVII secolo fu assalita dagli Uscocchi, anch’essi un popolo in fuga dai Turchi.

    Nel 1631 a causa di una epidemia di peste, a Parenzo sopravvisse un centinaio di persone.

    In seguito giunsero 200 famiglie di provenienza balcanica, 70 famiglie da Candia e, nel 1676 una ventina di famiglie albanesi di Scutari.

    Nel XVIII secolo Parenzo diventò base navale veneziana (erano gli anni della guerra di successione spagnola) e presidio militare. Giunsero famiglie dal Friuli, dalla Carniola, da Venezia.

    Nel 1797, con la caduta della Serenisima, passò all’amministrazione austriaca.

    Nel 1805 venne occupata dai Francesi, fino al 1814.

    Nel 1861 si sostituì a Pisino in qualità di capoluogo dell'Istria.


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    Bibliografia
    - AA.VV., Il Territorio, Ed. Centro Culturale Pubblico Polivalente, 1989
    - Alberi Dario, Istria Storia Arte Cultura, ed. Lint, 1997
    - Caimmi Riccardo, La guerra del Friuli, Altrimenti nota come la guerra di gradisca o degli Uscocchi, ed. Goriziana 2007
    - Pellarini Albano, Il Porto di Trieste tra passato, presente e futuro, ed. universitaria udinese, 2000
    - Vivante Angelo, Irredentismo Adriatico, ed. Libreria Internazionale “Italo Svevo” Trieste, 1984