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    Contea Principesca di Gorizia e Gradisca
    Poknežena Grofija Goriška in Gradiščanska
    Contee Pricipescje di Gurize e Gardiscje

    Stemmi, colori e lingue parlate al 1910

    Stemma grande
    (disegnato da H.G. Ströhl)
     
    Gorizia-Gradisca

    Sloveno 62%
    Italiano 36%
    Tedesco 2%
     
     
    Vedi qui per ulteriori dati statistici e geografici

    Breve storia della Contea di GORIZIA e GRADISCA

    Gorizia sorse alla confluenza dei fiumi Isonzo e Vipacco, là dove Paolo Diacono nel VIII secolo indicava l’esistenza di un “valico assai largo e agevole” in una posizione di grande interesse geografico e militare per il controllo delle importanti vie di comunicazione rappresentate dalle vallate dei due fiumi che portano rispettivamente al passo del Predil e a quello di Longatico.

    Gorizia è menzionata nel 1001 in un diploma dell’Imperatore Ottone III quale “villa che nel linguaggio degli Slavi è chiamata Goriza”. Con questo documento egli assegnava il castello di Salcano, la città e il territorio circostante, in feudo, per metà al Patriarca di Aquileia e per metà a Variento, Duca del Friuli.

    Nel XI secolo venne edificato un castello attribuito dai Patriarchi, che, dopo la metà del secolo, venne ceduto alle nobili famiglie degli Eppstein e poi dei Mosburg come feudo di abitanza collegato alla funzione di Avvocati (cioè difensori) della Chiesa. La città sorse tutt’attorno.

    Il territorio fu poi riunificato a costituire la Contea di Gorizia, passata ai primi del XII secolo ai Conti di Lurngau originari della Pusteria che rimasero a Gorizia fino al 1500, diventando tra i più potenti signori della regione.

    Nel 1307 Enrico II concesse al borgo il Privilegio di Città, con autonomia amministrativa. Egli coltivò un disegno di espansione della Contea verso Occidente, infatti, diventò Signore di Treviso e Conegliano e così con possedimenti estesi dal Tirolo al Veneto e da qui all’Istria controllava gli accessi alla penisola.

    Con la fine del potere temporale dei Patriarchi di Aquileia (1420) la città assunse una spiccata funzione militare e tutto il borgo del Castello fu racchiuso entro una cinta fortificata. In questo periodo, fra guerre, pestilenze e carestie la città segnò una battuta d’arresto nel suo sviluppo e subì un notevole regresso demografico.
    Però appena il pericolo turco si fu allontanato le attività economiche ripresero a fiorire.

    Nel XVI secolo, dopo 500 anni, il casato dei Lurngau si estinse con la morte del conte Leonardo che non avendo avuto eredi, aveva già ceduto Cormons agli Asburgo e aveva stabilito che alla sua morte tutti i possessi sarebbero passati per devoluzione alla casa d’Austria.

    Sotto gli Asburgo, Gorizia rimase sino alla fine della Prima Guerra Mondiale (1918), ad eccezione di un breve periodo di occupazione veneziana (1508-1509) e della usuale parentesi napoleonica ceh sconvolse gran parte dell'Europa.

    Solamente verso la metà del XVI secolo Gorizia potè riprendere la sua espansione, nell’ambito territoriale dell’impero asburgico. La richiesta di prodotti della terra favorì l’agricoltura che con la coltura della canapa e l’allevamento del baco da seta favorirono l’indirizzo tessile dell’industria a cui tenne dietro lo sviluppo dell’artigianato.

    Alla fine del Cinquecento la popolazione si aggirava sui 4000 abitanti, pareggiando quella contemporanea di Trieste.

    Nel XVII secolo le guerre gradiscane (1615-17) e la creazione della Contea di Gradisca (1647) portarono una crisi demografica ed economica superata nel Settecento quando l’istituzione del porto franco di Trieste e la nuova politica mercantile imperiale portarono al fiorire dei commerci transalpini. Gorizia svolse un ruolo sussidiario rispetto al grande emporio triestino in qualità di punto di transito e smistamento di merci verso i territori austriaci transalpini. Crocevia dei traffici commerciali con l’Europa centro orientale, la città si espanse sensibilmente, diventando anche sede di un’arcidiocesi nata dallo smembramento del Patriarcato di Aquileia (1752).
    Nel 1754 la Contea di Gorizia fu unificata con quella di Gradisca.

    L’occupazione francese del 1797 durò solo due mesi e la seconda dominazione francese (1805-1806) terminò con la pace di Preßburg.

    Le ulteriori vicende delle guerre napoleoniche portarono i francesi una terza volta a Gorizia, che dal 1809 al 1813 fece parte delle Province Illiriche.

    Nel 1814 la città ritornò all’Austria, e venne inserita nel Regno d’Illiria creato dagli Asburgo con la parte settentrionale delle Province Illiriche napoleoniche, il confine occidentale fu posto al fiume Iudrio in Friuli.

    Nel 1849, cessato il Regno d'Illiria, fu incorporata nel Litorale Austriaco, unitamente alla città immediata all’Impero di Trieste con il suo territorio e al Margraviato d’Istria.

    Il 26 febbraio 1861, con un Patente imperiale l’area fu riorganizzata come Contea Principesca di Gorizia e Gradisca, un Kronland, ossia un territorio della corona dell’Austria, con ampia autonomia amministrativa, con competenze in materia di istruzione e di culto, con potestà legislativa in materia di agricoltura, fisco, opere pubbliche. La funzione legislativa veniva esercitata dalla Dieta provinciale.

    Dagli anni sessanta dell’Ottocento vi palesarono gli antagonismi nazionalistici ma a differenza di altri territori dell’impero segnati dai conflitti linguistici, Gorizia mantenne il più elevato grado di coesistenza pacifica.

    Particolarmente importanti per lo sviluppo goriziano furono le costruzioni ferroviarie che nel 1850 collegarono la città a Milano e a Trieste, sulla linea Veneto Illirica, e nel 1906 anche a Vienna con la linea Transalpina, Wocheinerbahn.

    Questa rete di comunicazione favorì l’avvento della grande industria moderna, mentre l’agricoltura potè indirizzarsi alle ricche produzioni ortofrutticole per il mercato delle regioni austriache situate più a Nord.

    Gorizia scoprì in quegli anni la vocazione di località climatica (veniva chiamata la Nizza austriaca) e accolse nei bellissimi alberghi, nelle case di cura e nelle ville circondate da giardini i ricchi esponenti della nobiltà e della borghesia austro-ungarica, assumendo quella fisionomia di città giardino che conserva, nonostante tutto, ancor oggi.

    La Contea Principesca di Gorizia e Gradisca veniva anche denominata Friuli Austriaco o Friuli Orientale, per distinguerla dalla parte di Friuli facente parte del Veneto, cioè la provincia di Udine, la quale faceva parte dell'austriaco Regno Lombardo-Veneto, e poi dal 1866 del Regno d'Italia.

    Negli anni del primo conflitto mondiale Gorizia si trovò sulla linea di fuoco e fu gravemente danneggiata dai pesanti bombardamenti dell’artiglieria. La città, semidistrutta, fu occupata dal regio esercito italiano l’8 agosto 1916 e ripresa dallo Stato asburgico dopo la disfatta delle armate sabaude, detta di Caporetto (1917).

    Venne rioccupata dall’Italia dopo la dissoluzione dell’impero austro-ungarico nel 1918 ed annessa nel 1921, dopo la firma dei Trattati internazionali di pace.

    Gli anni seguenti furono molto difficili per questo territorio. Nel 1923 i territori annessi vennero organizzati in province, secondo l'uso italiano, ed il territorio dell'ex Contea venne spartito tra la provincia di Udine e la neocostituita provincia di Trieste. Ciò per varie ragioni, la principale delle quali di tipo elettorale. Infatti spartendo tra Udine e Trieste il territorio di Gorizia, prevalentemente abitato da persone di lingua slovena, avrebbe stmperato il loro peso elettorale. Tuttavia, instauratasi in maniera ben salda la dittatura fascista, il problema non si pose più, e nel 1927 venne costituita anche una provincia di Gorizia, che però non comprendeva tutti i territori dell'ex Contea, ma molti Comuni rimasero assegnati a udine o a Trieste.

    Venne avviata inoltre una politica di italianizzazione forzata (cambio dei toponimi, dei cognomi e delle denominazioni non italiane, divieto di usare una lingua diversa dall’italiano, atti di violenza contro gli oppositori, condanne a morte e al confino, tra le altre cose).
    La multiculturalità e multietnicità ne trassero gravissimo danno.



    GRADISCA venne fortificata nel XV secolo secondo gli studi di Leonardo da Vinci incaricato dal Senato della Repubblica di Venezia. La città fortezza fece parte di un sistema difensivo approntato dalla Serenissima per un duplice motivo: fronteggiare le invasioni dei Turchi precludendo loro il passaggio dell’Isonzo e contrastare le mire espansionistiche degli Asburgo.

    Venne conquistata dall’esercito imperiale guidato da Massimiliano I nel 1511 e in seguito fu al centro delle guerre austro-venete denominate “guerra gradiscana” (1615-1617). Resistette agli assalti dei Veneziani, si guadagnò la fama di imprendibile e le fu concessa la nomina a capoluogo di una Contea Principesca e venduta da Ferdinando III al principe Giovanni Antonio di Eggenberg.

    Sotto i Principi Eggenberg (1647-1717) Gradisca visse il suo periodo d’oro: conobbe un notevole sviluppo economico, e urbanistico. Amministrata saggiamente, ebbe proprie leggi, misure e monete. Il borgo fortificato si trasformò gradualmente in una cittadella residenziale.

    Nel 1717, con l’estinzione del casato degli Eggenberg, ritornò, assieme ai territori che formavano la sua Contea, all’Impero asburgico.

    Nel 1754, con Maria Teresa, venne unita alla Contea di Gorizia, formando così la Contea Principesca di Gorizia e Gradisca.

    Nel 1855 il Marescialo Radetzky consentì l’abbattimento di un tratto di mura assecondando le richieste degli abitanti. Nel 1863 in quel luogo fu creata la Spianata che diventò il centro della vita sociale.

    Seguì le sorti della Contea fino a tutta la sua esistenza, terminata nel 1918.


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    Bibliografia
    - Caimmi Riccardo, La guerra del Friuli, Altrimenti nota come la guerra di gradisca o degli Uscocchi, ed. Goriziana 2007
    - Della Bona Giuseppe, Sunto storico delle principate Contee di Gorizia e Gradisca, edizioni della Laguna, 1991
    - Patat Luciano, Fra Austria e Italia ed. Istituto Friulano per la storia del Movomento di Liberazione, 2003
    - Touring Club Italiano, Guida del Friuli Venezia Giulia, 2004
    - Vivante Angelo, Irredentismo Adriatico, ed. Libreria Internazionale “Italo Svevo” Trieste, 1984